Con il passare degli anni, la pelle perde la propria elasticità e riduce la propria azione di sostegno, prima ancora di altre sue più importanti funzioni, come quella di barriera. Ma cosa accade e quali sono i segni, inesorabili, del tempo? Con l’avanzare dell’età il derma si riduce di circa il 20% di spessore, la quantità delle cellule in esso contenuto diminuisce e si ha anche un’importante riduzione in termini di vascolarizzazione e innervazione.

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Anche lo spessore sottocutaneo diminuisce, come si può notare in alcune zone come la pelle della mano, che si assottiglia e rappresenta un chiaro elemento per “indovinare” l’età di una persona. Il viso risente in maniera forse un po’ meno marcata rispetto alle mani del tempo che passa, ma non è di certo esente da una serie di mutazioni che sono all’origine dell’invecchiamento cutaneo, come la riduzione delle fibre di collagene e l’accumulo di fibre elastiche di cattiva qualità.

Alla base, c’è una rallentata proliferazione delle cellule.

Già dopo i 35 anni la pelle diventa più sottile, più fragile e meno luminosa. Inoltre, si ha una minore capacità di trattenere acqua. Come conseguenza, il tessuto connettivo si danneggia, anche a seguito della rallentata produzione di sebo. Iniziano, così, a formarsi le prime rughe: linee sottili e segni di espressione sono le prime a fare la loro comparsa a livello della fronte e del contorno occhi. Dai 35 anni in avanti, poi, le prime rughe si accentuano in modo deciso, la pelle perde elasticità e i segni ripetuti si stabilizzano e rimangono visibili.

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